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lunedì 7 febbraio 2011

Bossing
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il bossing è definibile come una forma di mobbing "dall'alto" , ossia attuato non da colleghi di lavoro (o compagni di scuola, di squadra sportiva ecc.), bensì da un superiore gerarchico, come ad es. il capufficio, il dirigente, il manager, il direttore tecnico della squadra, l'ufficiale responsabile di un reparto militare o, più in generale, da una direzione aziendale.

Esso è in sostanza una forma di persecuzione attuata attraverso una accorta strategia di vessazioni psicologiche e disciplinari, volta a costringere il dipendente sgradito all'autolicenziamento. La ratio di questa strategia è evidentemente nel vantaggio di potersi liberare di un dipendente o sottoposto, senza dover sottostare alle norme e ai procedimenti spesso lunghi e onerosi previsti dal diritto del lavoro o da accordi sindacali, o semplicemente dalle clausole contrattuali.

Quasi tutti i moderni ordinamenti giuridici si sono dotati di una normativa specifica sul mobbing "dall'alto", o bossing, e spesso la legge o gli accordi sindacali prevedono i relativi strumenti e procedure operative a tutela di chi ne è vittima. La letteratura giuridica sull'argomento è ormai sufficientemente vasta ed articolata, e anche la casistica comincia ad essere studiata dal punto di vista giuridico e psico-sociologico con una certa sistematicità.

E ormai diventata consuetutine da parte di alcune aziende attuare il mobbing,
in quando usando questo sistema , si evita di dover licenziare i lavoratori ritenuti scomodi o rompiscatole .
infatti se un'azienda licenzia uno o alcuni dipendenti ,deve poi affrontare il problema della sostituzione ,oltre a vari problemi burocratici.
Mentre nel caso un dipendente dia le dimissioni , tutto risulta più semplice,
nessun problema di assunzioni ,nessun problema di rilascio documenti per mobilità o disoccupazione ,etc etc.
O voluto inserire questo articolo ,perchè magari qualcuno si riconosce in questa situazione ,e senza rendersene conto vive il problema del mobbing sopra descritto. 
Come si dice, conoscendo il problema si trova la soluzione.

2 commenti:

  1. Che alcune aziende attuano il mobbing sicuramente in questo mondo c'è ne saranno a sufficienza, ma cosa strana che ci sono anche dipendenti che si credano vittima di questo problema, ma invece non lo sono perchè forse e semplicemente stata una loro scelta.
    Dal momento che il lavoratore accetta dall'inizio il suo contesto lavorativo e tutto ciò che esso comporta, per giunta già a conoscenza per passata esperienza, non vedo il motivo di causare problemi o pretese e poi definirsi anche vittima di mobbing.
    Più semplicemente la definirei una scelta personale, in quanto, in questo caso nessuno ha recesso dalla possibilità di continuare a lavorare, ma solamente non ha accolto le pretese extra lavorative, che a mio avviso bastava semplicemente organizzarsi

    RispondiElimina
  2. hai ragione anonimo quando dici che alcuni dipendenti si credano vittime del mobbing,
    anche se non lo sono,
    ma continuando nel tuo commento parli di accettazione del suo contesto lavorativo di ciò che comporta, e sopratutto,di un'esperienza già conosciuta in precedenza, non vorrei sbagliarmi ma credo che tu ti stia riferendo a un caso in particolare, infatti continui dicendo:non vedo il motivo di causare problemi o pretese e poi definirsi anche vittima di mobbing.
    Più semplicemente la definirei una scelta personale, in quanto, in questo caso nessuno ha recesso dalla possibilità di continuare a lavorare.
    nonostante io nel mio post non faccio riferimento a nessun caso personale ,ed al recedere dalla possibilità di continuare a lavorare ,comunque , voglio rispondere ugualmente.
    Non è detto che anche se si e a conoscenza di una situazione lavorativa perché conosciuta in precedenza ,tale situazione non abbia col tempo delle modifiche, tali da rompere quell'equilibrio tra datore di lavoro e dipendente, a volte si crea un certo tipo di rapporto che pone i due in una bilancia al limite della stabilità , e basta un niente per portare il piatto da una parte o dall'altra . Minando così in modo irreversibile un rapporto già instabile .
    Quando un operaio decide di lasciare un posto di lavoro ,sopratutto con la crisi attuale ,non credi che sotto ci sia un problema talmente grosso che definirli :come dici tu problemi o pretese sia molto riduttivo , o come continui : bastava semplicemente organizzarsi ,per delle pretese extra lavorative .
    Qui addirittura sei tu che le definisci (pretese),in effetti bastava come dici organizzarsi .
    Sempre ché questa organizzazione non vada a ricadere sempre e comunque sull'operaio.
    Inoltre può anche essere vero che un dipendente cada in un errore di giudizio ,prendendo l'iniziativa di lasciare il lavoro , ma non dovrebbero nascere forti dubbi quando a lasciare il lavoro nella stessa ditta non sia solo uno ma tanti ?.
    Per mia esperienza personale posso garantirti che molte volte la soluzione si trova a portata di mano,ma come o già scritto nel post precedente (O cosi oppure la porta è aperta),la testardaggine ,o il non valutare la gravità della perdita da ambedue le parti si arrivi a una situazione irreversibile.

    Attendevo con ansia questo tuo commento ,ti pregherei comunque nel caso volessi dettagli più
    precisi ,di usare la email ,cosi da poterne discuterne in modo più privato
    ti ringrazio e auguri
    Cosimo.

    RispondiElimina

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